IV Domenica di Quaresima

Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane». E’una frase che racchiude, a nostro avviso, l’essenza della vita umana, basata soprattutto sulla presunzione di “vedere” e quindi scegliere secondo la nostra angolazione.  Ma questa stessa presunzione ci rende ciechi di fronte agli avvenimenti della vita, ci chiude in una trappola da cui non riusciamo ad uscire perché le risposte le cerchiamo nelle nostre miopi convinzioni. E’ da un po’ che rifletto su quanto sta succedendo. Un mondo dominato dalla logica dell’economia viene provocato e sconfitto da un nemico invisibile.  E allora piovono mille teorie: guerra economica travestita da virus ,temperature ed inquinamento quali veicoli di trasmissione,ecc…

Ma le pesti sono esistite in ogni periodo storico e sono state sconfitte in ogni periodo storico. Ogni epoca le ha affrontate con i mezzi a disposizione e con sacrificio le ha superate. Anche oggi ci chiedono sacrifici, ci chiedono cioè di rendere sacro questo momento riducendo la vita all’ essenziale. Nei rapporti, nei consumi, nelle distrazioni.

E forse qui sta il punto più difficile della questione. 

Riuscirà l’uomo moderno ad accettare questo sacrificio, a cogliere il momento per guardarsi dentro e domandarsi dove stiamo andando?

Riusciremo ad abbandonare la logica del profitto e del benessere materiale, lo stile di vita da giovedì grasso e ad abbracciare piuttosto quello quaresimale, fatto di penitenza, di preghiera, di testa bassa davanti ad un Dio che ci ricorda la nostra cecità ed è pronto a liberare i nostri occhi per discernere la volontà salvifica di Dio? Siamo un po’ tutti come il cieco del vangelo di Giovanni, ma dobbiamo scegliere se essere come i maestri legati alla legge, orgogliosi del nostro sapere e delle nostre certezze, o come il cieco che sa leggere la semplice realtà, che interpreta il fatto accaduto con realismo e disponibilità di cuore: “Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla “.

Il primo segno della nostra apertura di cuore è la preghiera, è l’accettare che non tutto dipende dalle capacità umane e che queste, comunque, sono guidate e illuminate dalla sapienza divina.

Restiamo uniti e preghiamo con il Papa nei due momenti da Lui annunciati:

  • 25 marzo 2020 ore 12:00 recita mondiale del Padre nostro;
  • 27 Marzo 2020, ore 18:00 momento di spiritualità da Piazza S. Pietro, presieduta dal Papa, con l’esposizione del SS. Sacramento ed indulgenza plenaria a tutto il mondo.

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